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Andamento Centri Benessere a metà Novembre

Cento vite, cento carriere

Mentre stamani aiutavo Nives in giardino (facevo in realtà solo “il manovale”), cercavo di immaginarmi che cosa avrebbero potuto fare alcuni miei amici, in una domenica di novembre generosamente tiepida ed assolata.

Uno avrebbe senz'altro organizzato una camminata in montagna, caricandosi lo zaino con non meno di 20 chili di attrezzatura. Un altro avrebbe fatto un giro in bici attraverso i colli berici. Almeno un paio mi piace immaginarli in veranda, impegnati a leggere qualche pagina dei molti libri che attendevano da tempo la loro attenzione.

Queste riflessioni mi rammentarono che ciascuno di noi, per quanto professionalmente impegnato in attività per qualche verso analoghe, è molto diverso da tutti gli altri.

E allora?

L'epoca della produzione di massa sta tramontando, mentre l'economia che vediamo emergere è fondata sulla conoscenza, sull'inventiva, sulla curiosità, sul talento.

E in un contesto del genere le mille meravigliose differenze fra le persone diventano una risorsa preziosa, pronta a liberare le proprie potenzialità se solo se ne presenta l'occasione.

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Innovazione o estinzione

“La casistica della nostra ricerca pone in evidenza un preciso modello: i concorrenti più forti tendono non solo a resistere alle innovazioni potenzialmente minacciose, ma non tentano neppure di comprenderle, optando per un ulteriore rafforzamento delle proprie posizioni sui vecchi prodotti.

Questo atteggiamento per lo più si traduce in un aumento della produttività e della performance in grado di incrementare ulteriormente il successo della vecchia tecnologia, ma nella maggior parte dei casi è un segnale di morte imminente.” (Jim Utterback:Mastering the dinamic of Innovation, Harward Business School Press).

“Modello” è chiaramente un eufemismo per indicare i risultati della ricerca di Utterback e di altri studi analoghi: le aziende (e i Marchi) di quel tipo reagiscono quasi invariabilmente nel modo sbagliato alle mosse dei concorrenti innovativi.

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Una giusta paga non basta

I dipendenti non possono essere soddisfatti di una “giusta” paga perché non esiste una cosa definibile in termini di “giusta" giornata di lavoro.

Ogni giorno riserva nuove sfide: si deve costantemente operare con tempi esigui rispetto ai compiti assegnati, con attrezzature che a volte fanno le bizze, con colleghi malati o distratti da problemi familiari, con imprevisti di ogni genere da gestire.

Nessuno se ne torna a casa la sera pensando di aver avuto una “giusta” giornata di lavoro.

Al contrario, essendo noi esseri umani egocentrici per natura, tendiamo a guardare soltanto ai problemi che abbiamo dovuto affrontare e ai pesi “ingiusti” che gravano sulle nostre spalle.

In assenza di riconoscimenti emotivi, formazione continua e forme di incentivo di gruppo e individuale, condanniamo la nostra azienda a risultati mediocri.

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Più leader e meno manager per trovare il filone d’oro in azienda

In un mondo in continuo cambiamento, dove il lavoro manuale viene sempre più sostituito da quello intellettuale, le doti manageriali non bastano più, esse vanno completate con quelle che caratterizzano uno stile di leadership innovativa.

In che cosa il nuovo differisce rispetto al management tradizionale?

Vediamo:

La maggior parte dei manager oggi è direttiva.

I manager dicono cosa si deve fare e poi spingono, incalzano, premono, affinchè venga fatto.

Si preoccupano d'inserire le persone, come se fossero piccioni, nelle caselle degli organigrammi aziendali.

Si focalizzano sui punti deboli dei collaboratori e sono sempre pronti a punire l'errore o la mancanza di risultato.

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Il meglio di noi o il peggio di noi

Quando ci inseriamo in una organizzazione e diventiamo parte di qualcosa di più grande di noi, sempre misceliamo l’interno con l’esterno.

Le modalità di comportamento sociale di ognuno di noi possono quindi cambiare, da prima a dopo.

A volte, l’incontro con il Gruppo ci spinge a diventare migliori.

Impariamo ad avere una visione a lungo termine, controlliamo i nostri impulsi egoistici e lavoriamo duramente per soddisfare gli elevati standard di chi ci circonda.

Ma se non stiamo attenti (o se siamo sfortunati), è pur sempre possibile che il Gruppo ci spinga a chiuderci nel nostro egoismo, a diventare insensibili o miopi.

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Parlare non è vendere

Stai realmente portando avanti una trattativa di vendita da vero consulente quando poni domande strategiche e dai la possibilità a chi ti sta di fronte di entrare in empatia con te, di dirti ciò che sta cercando, ciò di cui sente il bisogno, che stimola il suo interesse e che desidera veramente.

Stai vendendo solo se ascolti con attenzione, se non sormonti l’interlocutore mentre sta parlando, se rispetti il suo modo di pensare e di agire se, in qualche modo, riesci a vedere in lui od in lei una persona cara in cerca di un aiuto professionale.

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Chi stiamo cercando di diventare?

Otteniamo risultati sempre e solo negli ambiti in cui siamo disposti ad investire.

Il tempo che dedichiamo costantemente a qualche cosa torna, con gli interessi.

Se utilizziamo mezz’ora al giorno per sviluppare una competenza che ci appassiona, presto ne vedremo maturare i frutti.

Allo stesso modo, se ogni giorno lasciamo spazio alla pigrizia, al lamentio o all’autocommiserazione, questo modo di fare diventerà inevitabilmente parte di noi.

La differenza tra quello che sei ora e che eri cinque anni fa è in gran parte figlia di come hai utilizzato il tuo tempo lungo la strada.

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No, non sempre va tutto bene

È naturale cercare a volte una sorta di rassicurazione.

La maggior parte di noi vuol credere che le scelte che fa sono quelle più giuste, che tutto andrà bene.

Coloro che lavorano con il cuore e ancor più quelli che iniziano qualcosa di nuovo sanno perfettamente di cosa sto parlando.

Infatti come potresti procedere sapendo che c'è una buona probabilità che le tue azioni non riusciranno, che le cose potrebbero peggiorare, che tutto potrebbe non finire nel migliore dei modi?

Per avere conforto, cerchiamo inconsapevolmente rassicurazione.

E per confortarci (e per non farci soffrire) a volte, le persone ci dicono cose in cui non credono. E per lo stesso motivo, a volte, noi mentiamo a noi stessi.

No, non tutto va sempre “tutto bene”.

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