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No, non andrà tutto bene per tutti

(immagine tratta da IG-kennyrandom)

NON andrà tutto bene

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Gli effetti devastanti di questa pandemia non si superano a colpi di post sui social o di hastag più o meno polemici.

La battaglia è dura da vincere e ce la faranno soltanto coloro che sono preparati a soffrire e resistere, ovviamente nel rispetto delle regole.

No, non andrà tutto bene per tutti.

Gli accadimenti che si susseguono sono intensi e ci toccano nella salute, negli affetti, nel lavoro ed è facile perdere lucidità.

Come ci spiega la Psico-economia, che unisce gli studi economici a quelli psicologici (come hanno dimostrato Daniel Kahneman e Richard Thaler, premi Nobel per l’economia rispettivamente nel 2002 e nel 2017), gli esseri umani nel processo di “decision making economico” si fanno condizionare da aspetti emotivi.

In un momento difficile come questo paura e rabbia sono una costante dei mondi emotivi di ciascuno di noi e certamente possono portare a scelte insensate.

Lasciandoci travolgere da queste emozioni, se non le riconosciamo e non abbiamo ancora imparato a gestirle, perdiamo la capacità di uno sguardo distaccato e lucido, che ci consentirebbe invece di elaborare strategie da adottare da qui a breve.

Le buone decisioni di oggi saranno determinanti per il benessere dei prossimi anni, perché No, non andrà tutto bene per tutti.

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4 possibili scenari in Ottobre

di Viola Rita, Contributor, 14 OCT, 2020 da Wired.it

(foto: Panuwat Dangsungnoen/EyeEm via Getty Images)

In un documento del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità ci sono i 4 possibili scenari, da una situazione calma come a luglio e agosto a un quadro fuori controllo che richiede un lockdown nazionale

Non è facile fare previsioni su come evolverà l’epidemia di Covid-19 in Italia.

E sappiamo che i modelli epidemiologici e statistici si basano su ipotesi e parametri che possono contenere errori dovuti al fatto che non tutto si può prevedere.

Se non siamo in grado di dire come andrà, si possono però ipotizzare diversi sviluppi della pandemia e i corrispondenti interventi necessari per contenere il contagio.

È quanto hanno fatto gli esperti del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con altre istituzioni: hanno descritto, in un documento pubblicato sul sito dell’Iss, 4 possibili scenari per il periodo autunnale e invernale e le strategie per contrastare il coronavirus.

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L’andamento economico previsto dalle gonne

Immagine tratta da: donnesulweb.it

Le ultime sfilate di moda indicano che le gonne si sono allungate e nella prossima stagione andrà per la maggiore la gonna lunga, comunque sotto il ginocchio.

Anni fa Desmond Morris, antropologo inglese studioso di comportamento umano, nel suo famoso libro “L’uomo e i suoi gesti” aveva evidenziato il rapporto preciso che esiste tra l’andamento dell’economia occidentale e la lunghezza delle gonne.

Nei ruggenti Anni Venti le gonne sono corte, stile charleston, ma si allungano molto nella recessione degli Anni Trenta.

Durante la Seconda guerra mondiale, con l’economia di guerra in crescita, diventano più corte, per poi invece crescere nel periodo dell’austerità postbellica.

Il boom economico degli anni ’60 fa comparire la minigonna che conquista il mondo e si accorcia sempre più fino al 1969, ma si allunga di colpo nel 1970 per diventare molto più lunga nel 1973, con la crisi petrolifera conseguenza della guerra del Kippur.

Certo, la minigonna è entrata a far parte stabilmente della moda, e ritorna di continuo, ma più come una scelta personale che come stile diffuso.

Morris spiega quindi che quando la Borsa sale le gonne la seguono e quando la Borsa scende le gonne pure.

La corrispondenza tra ciclo economico e lunghezza della gonna appare convincente.

Questa crisi, innestata dalla pandemia, porterà per ora a gonne più lunghe e se sarà passeggera, oppure no, se sarà forte oppure debole lo scopriremo…dal variare della lunghezza delle gonne, ma non solo.

Il mio parere è che ci troviamo in bilico, tra la voglia di normalità e la paura della ricaduta, continuamente minacciati da un’escalation di contagi per nulla rassicurante.

Che succederà alle nostre aziende nei prossimi mesi?

Ce la faremo a superare questo periodo straordinariamente difficile?

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E' il nostro business appeso ad un filo...di rossetto?

Dopo molti mesi di silenzio, voluto ma sofferto, con l’inizio di questo nuovo anno di attività condivido la mia chiave di lettura per il futuro che ci attende, almeno per i prossimi mesi.

Ci domandiamo tutti: cosa accadrà domani?

Riusciremo a risollevarci dopo i mesi di lockdown che hanno azzerato la redditività dei nostri Centri ?

Lo sappiamo bene, stiamo attraversando una crisi mai vista prima: sanitaria, sociale, economica.

E ci interroghiamo sul futuro.

Mi ha molto colpito un indicatore utilizzato per monitorare le crisi, guardando aspetti sociali e di costume che accompagnano i periodi economici più bui.

È il Lipstick Index: ne avete sentito parlare?

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La peggiore fantasia

La mente fa a volte alcuni scherzi ed immagina mostri dai quali si fatica a fuggire.

È certamente successo a qualcuno fra noi di sognare come incubo notturno la situazione che stiamo vivendo in questi giorni: un elemento sconosciuto e letale che dapprima sconsiglia, poi vieta ai propri clienti non solo di acquistare ciò di cui essi avrebbero obiettivamente bisogno, ma persino di utilizzare ciò che hanno già pagato o addirittura di avvicinarsi a quel luogo pericoloso, dove potrebbero mettere a rischio la salute e financo la propria vita.

Quando ciò accade nel sogno basta risvegliarsi: la ragione riprende il controllo sulla fantasia onirica e si ritorna alla realtà rassicurante di sempre.

Oggi non è così.

Non siamo in un incubo, siamo in una nuova spaventosa realtà.

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L’ immediatezza compassionevole

Nelle Aziende del XXI° secolo, la cultura aziendale è più importante che mai.

Come già possiamo vedere oggi, il futuro sarà caratterizzato non solo da un cambiamento costante, ma sempre più in accelerazione progressiva.

Il successo non significa solo essere in grado di adattarsi a questo particolare momento, ma all'idea stessa del cambiamento accelerato.

Ecco perché, più che mai, la cultura aziendale funzionerà come una sorta di sistema immunitario dell’azienda, che la difende da pericolosi contagi, il peggiore dei quali è l’immobilismo.

Una cultura sana è resiliente, in grado cioè di gestire le sfide esterne, identificare i punti deboli interni, sradicare elementi tossici e consentire sia al business che ai collaboratori di crescere e prosperare.

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Leadership, questa sconosciuta

È sempre un piacere leggere cose scritte dal grande Dale Carnegie che rimarrà per sempre un riferimento fondamentale nella formazione aziendale.

Ecco cosa scrive a proposito di leadership:

“Sapete quale è la caratteristica più importante che un leader possa avere?

Non è l’abilità operativa, non è una mentalità vincente, non sono il calore umano, il coraggio e neanche il senso dell’umorismo, anche se queste sono tutte doti di grandissima importanza.

È LA CAPACITA’ DI FARSI DEGLI AMICI, il che, in sostanza, corrisponde alla CAPACITA’ DI VEDERE CIO’ CHE DI MEGLIO IL PROSSIMO HA DA OFFRIRE”.

Quindi pensare da leader significa soprattutto saper attirare e valorizzare ciò che di straordinario hanno le persone che sposano i nostri progetti.

Acquisire questa particolare dote prevede ovviamente molto lavoro su se stessi per migliorare la capacità di sospendere i poco funzionali giudizi negativi e concentrarsi sul positivo che ciascuno porta dentro sé.

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Perché le competenze trasversali sono diventate essenziali

Quanto è importante mantenere e sviluppare le proprie competenze sia per entrare nel mercato del lavoro che per mantenere il proprio posto e nel contempo aumentare la competitività delle aziende?

La risposta è per me evidente: lo sviluppo delle competenze è diventato un elemento strategico in linea con l'accelerazione dei cambiamenti del mercato del lavoro e della rapida evoluzione tecnologica e sociale.

Il focus sulle abilità deve valutare sia quelle un tempo meno considerate che sono quelle trasversali o comportamentali chiamate comunemente "soft skills" sia le "hard skills", quelle abilità legate specificamente alle competenze tecniche o all’abilità di svolgere un mestiere.

Le “soft skills” (comunicazione, gestione, auto-organizzazione, efficienza professionale, ecc.) sono state spesso considerate come capacità individuali innate e quindi non acquisibili o migliorabili attraverso una formazione specifica.

Nel tempo è invece diventato sempre più chiaro che non solo le soft skills sono necessarie in tutti i lavori, in primis quelli che prevedono il contatto diretto con la clientela, ma sono anche abilità essenziali ed indispensabili per il successo.

È allora fondamentale domandarsi come svilupparle.

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