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Studio Dalla Dea - Business Coaching and Training

Le credenze sono porte

Le cose in cui credi, le tue credenze, sono come delle porte che aprono o chiudono differenti possibilità. Il giorno in cui hai smesso di credere in Babbo Natale, ad esempio, si è chiusa una porta che si apriva su un vasto territorio di magia e fantasia. Probabilmente quel giorno hai provato una grande delusione e hai iniziato a dubitare della possibilità di realtà sorprendenti. I nostri genitori e forse i nostri nonni prima di loro ci hanno protetto dai dispiaceri e dalle delusioni che aspettative improbabili avrebbero potuto procurarci e hanno voluto vaccinarci dal rischio di credere che la vita possa essere davvero grande e fantastica e che tutti noi possiamo realizzare cose incredibili se crediamo davvero di poterle fare. Il concetto di “essere realisti” per evitare di essere delusi è la chiave per tante vocazioni perse e per tante vite vissute a metà del loro potenziale. La nozione di “essere realisti” è il più delle volte una credenza limitante che ci fa accontentare del "così-così". Se una possibile promozione si delinea all’interno del tuo posto di lavoro, le convinzioni che hai su te stesso determineranno in larga misura se riuscirai o meno a fare carriera. Se penserai di essere perfettamente in grado di fare questo salto, la porta sarà aperta. Se penserai che l’opportunità è troppo sfidante, la porta si chiuderà. Leggi tutto...
   

Meno soldi ma servizi e motivazione: gli incentivi in tempo di crisi

Rebus incentivi. L’assottigliamento dei bilanci aziendali ha posto un vero rompicapo ai responsabili delle risorse umane: in epoca di magra, come aumentare la produttività dei dipendenti e tenersi stretti gli elementi migliori, mettendoli al riparo dagli ammiccamenti dei competitor? E sorprendente appare la via d’uscita: non di solo denaro vive la fedeltà e la resa dei dipendenti. In altre parole, il mero benefit cede il passo a un concetto più sfumato e meno materiale: la motivazione. Leggi tutto...
   

PNL e Vendita geniale

Nives ed io abbiamo passato due giornate intense di studio sulla PNL applicata alle vendite.

Relatore d’eccezione: John La Valle, Presidente della NLP Society, Master Trainer PNL.

John è considerato il braccio destro di Richard Bandler, del quale è co-Trainer negli USA e assieme al quale è autore del best seller "Persuasion Engineering". È consulente e formatore di molte delle aziende più importanti del mondo.

Si è specializzato nelle applicazioni della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) alla vendita ed alla persuasione.

Da una sua intervista:

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Superare le crisi aziendali con l'intelligenza emotiva

«In questa fase di crisi prolungata i manager hanno bisogno di applicare l’intelligenza emotiva per mantenere la freddezza necessaria a evitare scelte avventate e ad ascoltare i consigli costruttivi che possono arrivare dai colleghi». È il pensiero di Daniel Goleman, voce autorevole nel campo della psicologia, intervistato in esclusiva per l’Italia in occasione del recente a Milano.

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Una domanda che, di questi tempi, mi viene fatta spesso

Quando è il momento giusto per iniziare a preoccuparsi?

Un caro amico era in attesa di sentire i risultati di un colloquio di lavoro, fatto qualche giorno prima.

Non avendo avuto ancora alcun feedback mi chiese: "quanto tempo deve passare prima ch’io debba iniziare a preoccuparmi?"

Penso che saremmo tutti d’accordo nel rispondere: "non dovresti preoccuparti mai"

Preoccuparsi non è affatto utile. Preoccuparsi non cambia i risultati.

Preoccuparsi significa distrarsi da ciò che di utile si sta facendo in questo preciso momento.

Preoccuparsi sottrae energia.

Purtroppo più si è ansiosi, più si è indotti a pensare che preoccuparsi sia utile o, meglio, inevitabile, ma non è così, credetemi.

La preoccupazione è paura del futuro. Un po’ di paura è naturale e salvifica: ci aiuta ad attivare le risorse migliori che sono a volte sopite, troppa paura le mutila.

Preoccuparsi è male. Occuparsi di accrescere il valore del proprio lavoro è bene!

   

Volere qualcosa non è abbastanza

Insieme a mia moglie ho passato tre giorni magnifici di studio e approfondimento su come acquisire e mantenere “stati potenzianti”, seguendo dal vivo Richard Bandler (co-creatore della PNL) e John LaValle (presidente della NLP Society). Che cos’è uno “stato potenziante”? E’ quel magico insieme fatto di condizione fisica, emotiva e razionale ideale per garantire le migliori realizzazioni, in qualsiasi campo. Quarant’anni di studio hanno consentito al Dottor Bandler di mettere a punto una precisa strategia per richiamare a piacimento questa condizione di iperperformance. Inseriremo questa metodologia nei nostri prossimi corsi.

Volere qualcosa non è abbastanza: occorre agire! E' necessario fare concretamente delle cose, attraverso precisi comportamenti: qualsiasi obiettivo si voglia raggiungere, occorre trasformarlo in comportamenti.

Il segreto è generare convinzioni di possibilità. Usare il dialogo interiore come elemento potenziante e non alimentare invece le convinzioni limitanti che spesso parlano dentro la nostra testa.

“Qualsiasi cosa voi possiate concepire nella vostra mente, voi potete realizzarla” ha scritto Napoleon Hill

   

Raccontate storie che creino risonanza

Ogni cliente, nel momento in cui si avvicina a vedere quello che offrite, porta in sè una personale visione del mondo.

Potrebbe essere, per esempio:"Non mi interessa nulla" oppure:"Tutte le griffe sono delle fregature" o ancora: "Adoro i prodotti-servizi innovativi"

Quando la “storia” che racconti della Tua Azienda è in sintonia con la mia visione del mondo, ci troviamo nella condizione di avere una base comune su cui iniziare un rapporto. Quando non lo è, è molto probabile che tu possa essere in qualche modo “invisibile”, per me.

La visione che abbiamo del mondo possiamo in qualche modo paragonarla alle corde di un pianoforte o ai cavi di acciaio di un ponte sospeso.

Quando si tocca qualcosa che vibra alla stessa frequenza, si crea una risonanza.

La causa e l'effetto si abbracciano a vicenda e la storia raccontata colpisce, e si diffonde. Leggi tutto...

   

Seguire la spirale positiva, anziché quella negativa

Vi è mai capitato di vivere un episodio negativo che ha attivato, a cascata, una serie di altri eventi che ha prodotto ancor maggiore disagio nella vostra vita?

Può una percezione di fallimento portarvi più facilmente ad avere un'altra debacle?

Queste domande possono sembrare leziose o provocatorie, ma in realtà penso vadano al cuore del perché alcune persone riescono ed altre falliscono.

Possiamo scegliere di creare nella nostra mente degli “effetti turbo” che ci spingono verso l’alto o altri che ci trascinano verso il basso.

Facciamo un esempio: un venditore tenta di fissare un appuntamento al telefono con uno stato d’animo non positivo, per effetto dei molti no già ricevuti.

Il cliente potenziale percepisce l’insicurezza. Tentenna. Dice di no. Niente vendita.

Un altro venditore/consulente tenta di convincere il cliente che ha di fronte, ma in cuor suo si sente già perdente. Ciò lo induce ad essere meno entusiasta e convincente. Il cliente si allontana dicendo:”ci devo pensare…” Leggi tutto...

   

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