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Studio Dalla Dea - Business Coaching and Training

Il prezzo ed il valore: due facce della stessa medaglia

In una economia in lenta ripresa, il marketing dei prodotti/servizi punta molto sul prezzo.

Comunemente si pensa che, dal momento che i tempi sono difficili, le persone si preoccupino solo del prezzo e di nient’altro che del prezzo.

In realtà le persone, in questo periodo, pongono maggiore attenzione al valore.

Si preoccupano di più del valore complessivo di ciò che ricevono, in quanto non possono permettersi di pagare più del dovuto e non vogliono ovviamente fare errori con il loro denaro.

Valore = benefici percepiti - prezzo

La formula sembrerebbe suggerire che per innalzare il valore di un bene o di un servizio sarebbe sufficiente abbassarne il prezzo. Giusto?

In realtà, c'è un altro modo per fare salire il valore: aumentando cosa si da’ in cambio!

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Openess in azienda

Cosa si intende per openess in azienda?

L’impresa che mette le persone al centro e che riconosce le relazioni di parità, la passione e il talento, la capacità di immaginare e realizzare il cambiamento, la open leadership, come valori guida dell’azienda del futuro.

Nell’attuale scenario sopravvivono e si sviluppano solo le organizzazioni che sanno essere open, aperte al cambiamento, alla gestione della complessità data dalle molteplici variabili contemporaneamente in gioco.

Un sistema aperto fa entrare nuova energia e materia che alimenta il metabolismo del sistema, generando ordine e dinamismo.

Tutto ciò è possibile se emerge una nuova idea del comando, da una visione del capo gerarchico, che comanda e controlla, a una visione del capo come coach, che adotta una leadership orizzontale, condivisa, distribuita e, appunto, aperta.

   

Due vite

Mi è capitato di rileggere alcune parole di Pablo Coheo, che mi hanno particolarmente risuonato. Le propongo alla vostra attenzione:

"....A volte il Guerriero della Luce ha l'impressione di vivere due vite contemporaneamente.

In una è costretto a fare ciò che non vuole, a lottare per ideali nei quali non crede.

Ma c'è un'altra vita ed egli la scopre nei sogni, nelle letture, negli incontri con persone che la pensano come lui.

Tuttavia, se sarà più attento, si accorgerà che la vita è una sola: non dovrà far altro che lasciare che i suoi sogni s'impossessino del quotidiano e che la disciplina dei suoi passi lo aiuti a raggiungere ciò che sogna.

Tutti dobbiamo imparare a equilibrare Rigore e Misericordia..."

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Il potere straordinario della gentilezza

Sappiamo che l'essere umano è violento: ce lo dimostrano le guerre, le crudeltà, le cattiverie che vediamo abitualmente nella politica … e nelle imprese.

E c'è una corrente di pensiero che esalta l'aggressività perché la considera uno strumento indispensabile per il successo.

Molte volte abbiamo sentito elogiare l'uomo forte, il manager aggressivo, “cattivo” come se la durezza aprisse tutte le porte, vincesse tutti gli ostacoli.

Non sono affatto convinto che sia vero.

Ho visto manager duri, aggressivi, arroganti che hanno fallito perché non sono riusciti a conquistare la fiducia dei loro collaboratori mentre, in compenso, si sono fatti molti nemici.

Sono quindi giunto alla conclusione che per il successo siano più importanti qualità come la determinazione, la tenacia, la forza interiore, la capacità di comunicare strategicamente e convincere.

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Le basi dell’eccellenza: strategia e cultura

Secondo la mia esperienza non è possibile che una azienda possa affermarsi senza porre solide basi di pensiero strategico e costruzione della cultura aziendale.

Definisco la strategia come l’approccio all’attività economica che tradizionalmente sottolinea l’impatto del vantaggio concorrenziale sul risultato economico finale e la cultura aziendale come una fine attenzione alle esigenze dell’Organizzazione e dei Collaboratori.

Per unificare strategia e cultura bisogna innanzitutto elaborare una visione del futuro dell’impresa e quindi, per mettere in atto la strategia volta a concretizzarla, occorre alimentare una cultura aziendale che sia motivata da tale visione e si dedichi al suo perseguimento.

Il connubio tra pensiero strategico e costruzione della cultura aziendale richiede non solo che i leader coltivino una visione di ampio respiro, ma anche che padroneggino le capacità necessarie per metterla in atto.

Per questi Leader, la crisi rappresenta un’opportunità, anziché un pericolo: essi sanno creare un futuro in funzione sia dei risultati economici da raggiungere, sia dei bisogni dei Clienti e dei Collaboratori dell’organizzazione.

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Far emergere le possibilità dal futuro

La prevedibilità è stato uno dei miti del management fino agli anni 80 del secolo scorso.

Deming (uno dei massimi esponenti del TQM -Total Quality Management e padre della Teoria della Conoscenza Profonda) amava ripetere ai manager: “l’essenza del vostro lavoro è la prevedibilità”.

Indubbiamente ciò è ancor oggi vero, soprattutto se si concentra l’attenzione sui processi e sulle attività di un’Organizzazione.

In questo senso, la prevedibilità si persegue attraverso la riduzione della variabilità nei processi: minore infatti è la variabilità, maggiore sarà la stabilità e maggiore, di conseguenza, la prevedibilità.

Ma sempre più oggi questo approccio non esaurisce il vero ruolo di un leader.

Qual è dunque l’essenza del lavoro di un leader?

In un certo senso, potremmo dire che essa risiede nel far emergere le possibilità dal futuro.

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La capacità di evolvere sta nel porsi domande che facciano riconsiderare l’ovvio

La capacità di porre domande intelligenti e spesso inquietanti viene da alcuni studiosi definita con il termine: indagine provocatoria.

La capacità di evolvere delle Organizzazioni sta anche nel porre domande che ci fanno ripensare a ciò che sembra ovvio.

Nel settore sanitario, per esempio, un simile processo lo si può vedere nel passaggio dalla logica della cura della malattia a quella della prevenzione della stessa attraverso l’incentivazione di politiche e pratiche di wellness.

Per portare alla luce nuove risposte ai problemi di business esistenti, occorre imparare a fare delle domande migliori, quel tipo di domande che facciano davvero fermare e riflettere i membri del Team.

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La tragedia delle basse aspettative e la trappola dei sogni irrealizzabili

Se chiedi ad uno studente universitario con la media del 30 se si aspetta un buon inserimento nel mondo del lavoro dopo la laurea, nel 99% dei casi ti risponderà di sì.

Se chiedi ad una bambina che esce dalla lezione di danza se diventererà da grande una ballerina, puoi scommetere che ti drà di sì.

Se mi avessi chiesto, da ragazzino, alla prima lezione di Karate, se sarei diventato un giorno una cintura nera, ti avrei detto di sì, senza alcun dubbio (e con molta sfrontatezza).

Le aspettative non sono garanzie, eppure hanno il merito di farci agire ora come se il domani fosse certo.

Ci consentono di affrontare con determinazione e fiducia il duro lavoro che separa ciò che siamo da ciò che intendiamo diventare.

Funzionano a volte come una sorta di placebo, che lenisce le sofferenze e rafforza la nostra resilienza.

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