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Studio Dalla Dea - Business Coaching and Training

La capacità di evolvere sta nel porsi domande che facciano riconsiderare l’ovvio

La capacità di porre domande intelligenti e spesso inquietanti viene da alcuni studiosi definita con il termine: indagine provocatoria.

La capacità di evolvere delle Organizzazioni sta anche nel porre domande che ci fanno ripensare a ciò che sembra ovvio.

Nel settore sanitario, per esempio, un simile processo lo si può vedere nel passaggio dalla logica della cura della malattia a quella della prevenzione della stessa attraverso l’incentivazione di politiche e pratiche di wellness.

Per portare alla luce nuove risposte ai problemi di business esistenti, occorre imparare a fare delle domande migliori, quel tipo di domande che facciano davvero fermare e riflettere i membri del Team.

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La tragedia delle basse aspettative e la trappola dei sogni irrealizzabili

Se chiedi ad uno studente universitario con la media del 30 se si aspetta un buon inserimento nel mondo del lavoro dopo la laurea, nel 99% dei casi ti risponderà di sì.

Se chiedi ad una bambina che esce dalla lezione di danza se diventererà da grande una ballerina, puoi scommetere che ti drà di sì.

Se mi avessi chiesto, da ragazzino, alla prima lezione di Karate, se sarei diventato un giorno una cintura nera, ti avrei detto di sì, senza alcun dubbio (e con molta sfrontatezza).

Le aspettative non sono garanzie, eppure hanno il merito di farci agire ora come se il domani fosse certo.

Ci consentono di affrontare con determinazione e fiducia il duro lavoro che separa ciò che siamo da ciò che intendiamo diventare.

Funzionano a volte come una sorta di placebo, che lenisce le sofferenze e rafforza la nostra resilienza.

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Principi contrapposti

L’opposto di fiducia è sconforto.

Lo sconforto è nemico delle realizzazioni future.

L’opposto di incerto è organizzato.

La capacità di fare le cose giuste al momento giusto, metabolizza l’incertezza e sconfigge gli albi.

L’opposto di sì è forse.

Perché forse non è assoluto: dà la possibilità di oscillare tra il fermarsi ed il procedere.

L’opposto di perfetto è ben fatto.

Il capolavoro sei sempre e solo tu.

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Chi se ne prende cura?

La cura maniacale dei dettagli: chi se ne prende cura?

Le cose, con il tempo, tendono a logorarsi, a meno che qualcuno non se ne prenda cura.

Spesso è la proprietà o il supervisore del Centro che in modo a volte inconsapevole fissa uno standard per la cura dei dettagli.

La migliore condizione la troviamo quando ci troviamo di fronte ad una cultura aziendale nella quale tutti si occupano di qualità e dove ogni persona del Team rafforza con la propria attenzione i risultati di tutta la squadra.

Probabilmente avete già vissuto da qualche parte la triste esperienza dell’hotel che ha nel vassoio della colazione brioches mal scongelate, oppure che non risponde prontamente al telefono quando cercate di chiamare la reception dalla stanza.

Tutto questo fa la fortuna di quell'altro hotel lì vicino, quello che costa più o meno lo stesso, ma presta una grande attenzione ai dettagli che fanno la qualità percepita.

Non si tratta di sostenere maggiori costi: in genere cercare di fare le cose bene non costa di più.

Si tratta piuttosto di prendersi sufficiente cura dei particolari, tanto da fare tutti uno sforzo in più, rispetto all’oggi.

Se definiamo la nostra qualità “abbastanza buona” in realtà probabilmente sarà “piuttosto bassa”…

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SEMPLICI ED INFALLIBILI ISTRUZIONI

Alla ripresa delle attività, dopo le ferie, qualche suggerimento pragmatico

Per raggiungere i Tuoi obiettivi devi:

1.Sapere cosa desideri

2.Credere di potercela fare

3.Visualizzare il risultato finale

4.Metterli per iscritto e riguardali ogni giorno

5.Essere disponibile a pagarne il prezzo in anticipo

6.Impegnarti ogni giorno con azioni concrete

7.Utilizzare i tuoi talenti

8.Rimuovere gli ostacoli

9.Non demordere

E, soprattutto:

10.ALZATI SUBITO ED INIZIA IL TUO CAMMINO ORA!

   

Il futuro ha sempre il cartellino del prezzo attaccato

La promessa del futuro non è gratis.

C'è un prezzo da pagare per ogni ricompensa futura che avremo.

Il prezzo che il futuro pretende che paghiamo riguarda la disciplina, la coerenza, la fatica e il desiderio bruciante di rendere il domani migliore sia dell'oggi che dei giorni passati.

Tutto ciò rappresenta il cartellino del prezzo del progresso, ma il prezzo da pagare diventa facile quando la promessa diventa chiara.

Quando lo scopo diventa allettante, allora ci appassioniamo ai mezzi per raggiungerlo.

Dobbiamo vedere e volere la promessa con insaziabile desiderio, o il prezzo richiesto per conquistarla supererà i nostri desideri e allora ricadremo esattamente dove eravamo prima.

Se davvero vogliamo una vita migliore, dobbiamo chiederci che cosa vediamo nel nostro futuro che possa alimentare le nostre passioni con fiducia ed eccitazione.

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Lo svelarsi dell'opportunità

Quando un’opportunità si svela, spesso appare in forma diversa da come ce la saremmo immaginata.

Spesso da una direzione diversa, rispetto a quella da tanto tempo attesa.

Il sincrodestino si fa beffe della nostra pianificazione e ci presenta l’opportunità all’improvviso, sorprendendoci sempre, addolorandoci talvolta.

Spesso giunge mascherata sotto forma di grande fatica, a volte di sventura, di sconfitta, di tragedia perfino.

Forse questo è il motivo per cui molti non la riconoscono. Leggi tutto...

   

Un inchino ad ogni domanda

M
i ha colpito questa storia di Jostein Gaardner, che voglio raccontare anche a Voi:

"Puoi mangiare una mela" dissi porgendogli il frutto.


 Sembrava che non ne avesse mai viste in vita sua: per un po’ rimase incantato ad annusarla, poi si fece coraggio e le diede un morsettino.


 "Gnam, gnam" disse con la bocca piena.
"È buona?" domandai.


 Lui fece un profondo inchino.


Volevo sapere che gusto avesse una mela quando la si assaggiava per la prima volta, e insistei:
 "Ti è piaciuta?"


Mika si inchinò a ripetizione. "Perché fai l’inchino?" domandai.

Si inchinò di nuovo. Sbigottito da quel profluvio di cortesia, gli chiesi ancora una volta: 
"Perché fai l’inchino?"


Ora fu lui a rimanere sbalordito. Credo non sapesse se doveva fare un altro inchino oppure limitarsi a rispondere.


 "Nel posto da cui vengo ci inchiniamo sempre quando qualcuno fa una domanda acuta" spiegò. "E più profonda è la domanda, più profondo è l’inchino".

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